Accueil > Thématiques > Alternatives, émancipations, communisme > Toutes les contributions

Globalizzazione capitalistica, rivoluzione passiva e soggetti sessuati del conflitto (italiano + français)

mardi 16 mai 2006, par Collectif italien

Une traduction de ce texte en français est actuellement disponible ici . ... Une autre considérablement améliorée et complétée a été faite pour le réseau Resisting Women Femmes en Résistance.

Questo primo, schematico, contributo al dibattito proviene da un gruppo di lavoro che, per iniziativa di TransformItalia, si prefigge il compito di approfondire una elaborazione sul tema riguardante il socialismo, o il comunismo, del XXI secolo. Indichiamo qui alcuni elementi preliminari di proposta, per l’incontro di Parigi 19-20 maggio 2006, condivisi da Giorgio Baratta (Presidente della International Gramsci Society - Italia), Imma Barbarossa (della Segreteria nazionale del partito della Rifondazione comunista), Marco Berlinguer (coordinatore responsabile di TransformItalia), Roberto Ciccarelli (ricercatore e studioso), Marcos Del Roio (studioso brasiliano), Domenico Jervolino (Direttore della rivista “Alternative”), Giuseppe Prestipino (Presidente onorario del Centro per la Filosofia Italiana), Angelo Tria (del coordinamento di TransformItalia), Mario Tronti (Presidente del Centro Studi per la Riforma dello Stato), Pasquale Voza (Presidente del Centro interuniversitario per gli Studi gramsciani).

Globalizzazione capitalistica, rivoluzione passiva e soggetti sessuati del conflitto

E’ stata ravvisata un’anomalia politica italiana sul piano teorico e sul piano pratico. Gramsci, come il Lenin italiano, aggiorna Marx al contesto storico del Novecento, in specie con i suoi concetti di rivoluzione passiva, di egemonia e del partito come moderno Principe. Di qui, l’originalità del comunismo italiano, nella forma partito del Pci, organizzazione di massa e non di quadri, nel rapporto di autonomia del sindacato, nella rete di alleanze sociali (per intenderci : “ceti medi e Emilia rossa”). Di qui, la via italiana, democratica, al socialismo. Naturalmente, dobbiamo
sottolineare anche le opportunità non avvertite e i limiti di quell’esperienza. Gli anni Sessanta sono stati un passaggio cruciale avente, anch’esso, in Italia una sua specificità. Il 68 è stato, in realtà, il 68-69 per il ciclo delle lotte operaie sviluppatesi dentro la rivolta generazionale antiautoritaria. Il femminismo è stato teorizzato e vissuto non come emancipazione, ma come liberazione ; la teoria e la pratica della differenza come rivoluzione culturale.

Dov’è oggi il soggetto dell’agire all’altezza delle nuove domande teoriche ? La sinistra riformista non riceve queste domande, la sinistra antagonista non ha ancora la forza per praticarle, i movimenti parlano forse un’altra lingua. L’immane potenza della mondializzazione capitalistica non ha ancora di fronte alcuna forza in grado di mettere in reale pericolo il suo dominio assoluto. Tranne le sue interne contraddizioni, tutte ancora soltanto oggettive, non assurte a livello soggettivo. Le esperienze di movimento evocano il conflitto (e in questo sono preziose) ma non lo organizzano. Bisogna lavorare su questo nuovo possibile transito dalla contraddizione all’organizzazione. E’ importante quindi legare il discorso sul comunismo del XXI secolo alla ricerca sulle nuove forme di organizzazione della politica. Politica e antipolitica tornano a dividersi il campo tra comunismo e capitalismo. Non più come Stato e Mercato. Ma come Pubblico e Privato. Coscienza del pubblico e pratica del privato. La moltitudine degli individui non fa popolo, parola arcaica forse non più utilizzabile, che va sostituita con una collettività agente : medesimo fine con mezzi condivisi. Chi guida questo processo alternativo ? Chi lo pensa nell’azione ?

Giova forse considerare, con Balibar, che la “assenza di un popolo europeo” potrebbe giocare a favore dell’Unione europea, nel senso di promuovere una nuova forma di cittadinanza non più fondata, come nelle “normali” costituzioni, sulla reclusione degli “altri” rispetto agli “inclusi” ; bensì una cittadinanza progressivamente caratterizzata da allargamento/estensione. Ma è necessario soprattutto non trascurare il carattere dell’attuale globalizzazione capitalistica in quanto “comunismo” rovesciato : “internazionalismo” del profitto e delle competitività individualistica, in luogo di quel “nostro” comunismo che, secondo il Marx dell’Ideologia tedesca, o è mondiale o non è. Del resto, le stesse regressioni micro-nazionaliste e populiste ci dicono che lo Stato, nella misura in cui può svolgere una sua funzione storica, o non è più Stato-nazione o non è. Nell’attuale crisi planetaria della convivenza tra popoli e culture, Said ci ammonisce a prefigurare “storie che si incontrano, territori che si sovrappongono”.

La dimensione europea può forse trovare interlocutori più attenti nell’America latina, ove sono in atto esperimenti politico-sociali che potrebbero oggettivamente procedere in direzione del socialismo, sia pure in forme più o meno avanzate (Venezuela, Brasile, Argentina ecc).. E non si dimentichi che in quei paesi vi sono intellettuali notoriamente impegnati nella lettura e nell’interpretazione, o nella “traduzione”, di Gramsci.

Nel quadro attuale, è necessario analizzare la realtà dei movimenti contro la globalizzazione capitalistica, i processi di ridefinizione del nesso nazionale-internazionale e il mutamento di alcuni ruoli e di alcune funzioni rilevanti degli Stati nazionali che, come è stato osservato, si piegano, o vengono piegati, al primato delle imprese multinazionali e del mercato, divenuti i principali regolatori della vita sociale complessiva ; ma anche la scissione, sempre più grave e strutturale, tra il sociale e il politico, vera forma di un nuovo americanismo, che può al tempo stesso produrre un particolare conformismo di massa e inchiodare a un antagonismo meramente difensivo e/o ribellistico.

Una particolare attenzione critico-conoscitiva dovrebbe essere dedicata a quello che è stato chiamato il capitalismo cognitivo e, più in generale, alla nuova specificità e complessità raggiunta oggi dal rapporto scienza-capitale, nonché ai processi di astrazione, immaterialità, artificialità presenti non solo nella sfera della produzione, ma anche in quella del consumo. Anche per effetto di tali processi, si fa sempre più grave e strutturale la scissione tra il sociale e il politico Il ricorso innovativo alle categorie gramsciane di “rivoluzione passiva” e di “egemonia” (o crisi egemonica) è forse uno tra i nostri compiti teorico-critici.

Ancora da Gramsci ci viene la proposta di una dialettica non più apertamente o surrettiziamente conservatrice. Sono da lui enunciate almeno due dialettiche, ciascuna delle quali può portare, non a una sola sintesi (di fatto conservatrice), ma a due sintesi (antitetiche a loro volta, nella “dialettica degli opposti”, complementari nella cosiddetta “dialettica dei distinti”). La lotta di classe, ad esempio, può essere adeguatamente compresa mediante la dialettica degli opposti, mentre il rapporto tra gli umani e la natura, “snaturato”, specialmente dal tardo capitalismo, in un distruttivo e auto-distruttivo rapporto di dominio, dovrebbe invece dar luogo alle due distinte sintesi alle quali pensava il giovane Marx : “umanizzazione della natura e naturalizzazione degli umani”. Il comunismo di fine XXI secolo darà attuazione alla formula giovane-marxiana, conferendo lo statuto di beni comuni su scala planetaria, pianificati e garantiti in forme di autogoverno civile, ai frutti della ricerca scientifica o culturale in genere, da un lato, e alle più vitali risorse naturali, sull’altro versante ? Possiamo provare a tematizzare qualcosa di simile per la nostra corporeità sessuata, e in specie per la critica alla più antica deformazione, rigeneratasi in chiave capitalistica, della divisione sessuale ? Possiamo eliminare definitivamente il patriarcato come pseudo-sintesi che sussume la differenza sessuale sotto il predominio dell’Uno maschile ?

Il femminismo non è alleato del comunismo o del marxismo, per il semplice motivo che il femminismo tratta, analizza, studia una formazione sociale storica, materiale, simbolica che è il patriarcato. Esso si esplica come critica e decostruzione del patriarcato, lotta al patriarcato, disvelamento della sua non “naturalità”, della sua storicità (quando il femminismo non è essenzialismo o metafisica o misticismo o “potere parallelo” ; molto ci sarebbe da dire sulla differenza sessuale come differenzialismo, come privilegio delle donne e persino come via per la trascendenza ; un “elogio della differenza femminile” è stato persino attribuito a Ratzinger). Il femminismo va a scovare il patriarcato, lo tira fuori, lo rende visibile anche nella storia del movimento operaio e del proletariato, perché il femminismo è teoria e prassi del movimento delle donne. Il patriarcato è più antico del capitalismo, è all’origine della storia del genere umano, si basa sulla in/differenziazione dei due generi nel soggetto unico, neutro, astratto, maschile, sulla complicità del genere femminile (sussunto nel neutro) e sulla sua emarginazione.

Espaces Marx, 6 av Mathurin Moreau 75167 Paris Cedex 19 | T: +33 (0)1 42 17 45 10 | F: +33 (0)1 45 35 92 04 | Mentions légales | Rédaction | Plan du site | Contact Suivre la vie du site RSS 2.0